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Secondo bando "Innova Retail" per il sostegno all'innovazione tecnologica delle micro e piccole imprese commerciali PDF Stampa E-mail

Con Decreto 11 giugno 2009, n. 5783 è stato approvato il secondo bando “Innova Retail” per il sostegno all’innovazione tecnologica delle “micro e piccole imprese commerciali”, in collaborazione con il Sistema Camerale Lombardo. Il bando è finalizzato alla valorizzazione della rete distributiva e commerciale all’interno del territorio regionale e, in particolare, sostiene l’innovazione diffusa a favore delle micro e piccole imprese del commercio al dettaglio in sede fissa, all’ingrosso e dei pubblici esercizi.



La sfida portata dalla globalizzazione dei mercati, dall’internazionalizzazione delle imprese e dall’affermazione di nuovi modelli di business richiede per le imprese un continuo ripensamento ed aggiornamento delle strategie e dell’approccio al mercato.

Regione Lombardia promuove e sostiene la competitività delle imprese del sistema distributivo favorendo, con particolare riguardo alle micro e piccole imprese, l’adozione e lo sviluppo di innovazioni di processo a carattere tecnologico, organizzativo, gestionale, nelle relazioni in rete con altri operatori commerciali e nei rapporti con i clienti.

Attraverso il bando “Innova Retail”, Regione Lombardia finanzia investimenti rivolti ad incrementare l’innovazione di impresa in diversi ambiti:

   1.
      INVESTIMENTI TECNOLOGICI IN SOFTWARE ED HARDWARE EVOLUTI A SUPPORTO DELL’INNOVAZIONE (Misura 1)
   2.
      INVESTIMENTI IN TECNOLOGIE PER LA SICUREZZA (Misura 2)
   3.
      INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE PER LA RIDUZIONE DEI CONSUMI ENERGETICI E DELL’IMPATTO AMBIENTALE (Misura 3)
   4.
      INTERVENTI PER L’INSTALLAZIONE DI APPARECCHIATURE DI PAGAMENTO SICURE IN ESERCIZI MULTIFUNZIONALI (Misura 4)
   5.
      INVESTIMENTI PER L’INNOVAZIONE LOGISTICA (Misura 5)
   6.
      INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE DELLE STRUTTURE E DEGLI ARREDI (Misura 6)


Sono beneficiarie esclusivamente le imprese commerciali all’ingrosso, al dettaglio in sede fissa e i pubblici esercizi aventi sede legale ed operanti in Lombardia, che alla data di presentazione della richiesta di contributo:

    *
      siano “piccole e micro imprese commerciali” come definite dal Regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione del 6 agosto 2008, allegato 1 “Definizione di PMI” art.2, anche in forma consorziata o associata;
    *
      risultino iscritte al Registro delle Imprese della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura territorialmente competente;
    *
      siano in attività al momento della presentazione della richiesta di contributo ovvero al al momento dell’inoltro della rendicontazione dell’investimento realizzato (la posizione deve comunque essere inserita nel sistema informatico Telemaco e verificabile tramite visura camerale aggiornata, al momento dell’inoltro della rendicontazione dell’investimento realizzato);
    *
      abbiano attività prevalente di impresa (non di unità locale) appartenente al settore del commercio;
    *
      non siano sottoposte a procedure concorsuali o liquidazione e non si trovino in stato di difficoltà (ai sensi della Comunicazione della Commissione Europea 1999/C288/02).


La dotazione finanziaria del bando ammonta a € 3.840.000 ed i progetti presentati dalle imprese saranno finanziati esclusivamente nell’ambito del territorio provinciale di competenza (si veda schema pubblicato nel decreto 5783/09).

Le richieste di finanziamento dovranno essere presentate dal giorno 6 luglio 2009 e non oltre il 15 ottobre 2009 e saranno accettate con “procedimento a sportello” secondo l’ordine cronologico di invio telematico della richiesta di contribuzione fino al totale assorbimento della dotazione finanziaria disponibile ovvero qualora siano attribuite eventuali risorse aggiuntive ad ulteriore finanziamento dell’intervento di sostegno.

La presentazione della domanda di accesso al contributo sarà possibile esclusivamente tramite procedura informatica on line. Il sistema, sulla base dell’ordine cronologico di invio on line delle richieste, provvederà alla verifica automatica della disponibilità residua della dotazione e comunicherà in modo automatico l’esito della verifica al beneficiario e, in caso di esito positivo, della eventuale prenotazione del contributo. A conferma della volontà di realizzare l’investimento si prevede una cauzione pari a € 250 che dovrà essere versata da parte del beneficiario solo una volta ricevuta la conferma circa la disponibilità del contributo.

Il beneficiario, per validare la richiesta inviata on line, dovrà quindi stampare l’apposito modulo emesso dal sistema, firmarlo in originale e farlo pervenire a Finlombarda Spa nei tempi e nei modi previsti. Le imprese in possesso di firma elettronica, potranno realizzare la procedura completamente in modalità telematica.


Tutte le informazioni per accedere al bando “Innova Retail 2” sono disponibili direttamente dal provvedimento (11 giugno 2009, n. 5783) pubblicato nella sezione “Approfondimento” di questa pagina.

Gli operatori interessati possono richiedere chiarimenti sulla misura di finanziamento inviando una comunicazione elettronica al seguente indirizzo di posta, attivo dal 1° luglio 2009:

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TIPOLOGIA:

Agevolazioni

SCADENZA:

Temporale

DATA DI PUBBLICAZIONE:

24-06-2009

DATA CHIUSURA:

15-10-2009

 

dal sito della REGIONE LOMBARDIA
 
Certificazione di Qualità PDF Stampa E-mail

I collettori solari 58-20HP e 58-30HP Soleberg hanno ottenuto la certificazione di qualità europea solar keymark. Questa garntisce, non solo l'efficienza istantanea del collettore, ma anche la sua durata nel tempo, essendo stata testata la qualità dei materiali per la loro durata nel tempo.
Il Keymark marchio europeo CEN/CENELEC è un marchio di qualità per la certificazione, su base volontaria, di qualsiasi prodotto afferente al solare termico, sviluppato dal CEN, il Comitato Europeo per la Normazione, che viene assegnato a prodotti costruiti in serie e che abbiano già ottenuto certificazioni a norma di legge. Il Solar Keymark è il marchio specifico per i prodotti del settore solare termico, voluto dall’ESTIF (Federazione Europea Industria Solare Termico) per identificare i prodotti che, non solo hanno già ottenuto certificazione secondo le norme di legge dettate dal CEN/CENELEC, ma hanno raggiunto i più alti standard qualitativi del settore. La procedura per ottenere il Keymark richiede la conferma del sistema di amministrazione di qualità del fornitore, della certificazione del prodotto e del controllo della produzione. Il Solar Keymark è l’unico marchio riconosciuto a livello europeo, suggerito e supportato dall’ESTIF, che consente ai clienti di riconoscere i sistemi solari che hanno superato i test di qualità, durata e affidabilità e di scegliere quindi collettori e sistemi solari di qualità conformi agli standard europei. Nessun altro marchio è riconosciuto dalla comunità europea o può garantire standard di efficienza, qualità e durata. Il marchio Solar Keymark tutela quindi il consumatore, i rivenditori e gli installatori dal rischio di sistemi solari che non rispondono a standard qualitativi e produttivi (norma EN 12976-1). > Vantaggi del Solar Keymark per gli utentiAgli utenti e acquirenti di prodotti nel campo del solare termico, il Solar Keymark assicura il rispetto da parte del prodotto dei requisiti stabiliti dalla normativa europea, il che si traduce in: - affidabilità e qualità del prodotto; - prestazioni misurate con metodi affidabili e validati; - conformità, nella grande maggioranza dei casi, ai requisiti necessari per ricevere sussidi pubblici. > Vantaggi del Solar Keymark per i produttori Il Solar Keymark fornisce ai produttori i seguenti vantaggi: - Marketing: il Solar Keymark garantisce ai clienti la qualità del prodotto e la verifica delle informazioni fornite dal produttore in riferimento alle prestazioni. - Apertura del mercato: il Solar Keymark è valido in tutta Europa; non c'è quindi necessità di ripetere gli stessi test in più paesi. - Il Solar Keymark soddisfa la grande maggioranza dei criteri attualmente necessari per ottenere sussidi nazionali o regionali nei paesi dell'UE. Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale del Solar Keymark: www.solarkeymark.org.

 

 
Rubbia: Né petrolio né carbone soltanto il sole può darci energia PDF Stampa E-mail

Carlo RubbiaGINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d' eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l' Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s' è ritirato a studiare e lavorare, dopo l' indegna estromissione dalla presidenza dell' Enea, il nostro ente nazionale per l' energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana. Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, «con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell' Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione». Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l' energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell' Ambiente e d' intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica. Prima di rispondere alle domande dell' intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle. Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell' Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l' Agenzia internazionale per l' energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull' andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà. Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l' outlook della IEA e l' effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall' Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l' oro nero s' è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. «Il messaggio dell' Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all' industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media». Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell' Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall' Agenzia. E anche qui, «i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell' EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici». C' è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell' andamento del prezzo e c' è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva. Passiamo all' uranio, il combustibile per l' energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall' Energy Watch Group, si documenta che fino all' epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà. Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell' energia? «Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l' uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l' oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra». Eppure, dagli Stati Uniti all' Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c' è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti? «Sa quando è stato costruito l' ultimo reattore in America? Nel 1979, trent' anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l' arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l' uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie». Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito? «Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo». In che cosa consiste? «Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile». Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo? «E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia». Ora c' è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s' è detta favorevole~ «Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell' umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l' anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso». E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l' uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l' alternativa? «Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell' elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità». Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti~ «E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l' energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l' uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l' energia necessaria all' intero pianeta. E un' area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell' Italia, un' area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma». Il sole, però, non c' è sempre e invece l' energia occorre di giorno e di notte, d' estate e d' inverno. «D' accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l' energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l' acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente». Se è così semplice, perché allora non si fa? «Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com' è accaduto del resto per il computer vent' anni fa».

GIOVANNI VALENTINI